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Lamennais, Tolstoj, Destoevskij:
Anche se questo, detto di scrittori dichiaratamente atei, come Stirner e Nietzsche, può apparire paradossale, il
loro atteggiamento è assai prossimo a quello religioso; ed i punti di contatto del loro pensiero per quanto
riguarda la società e il diritto con quello di Kierkegaard stanno a confermarlo. Sia Stirner che Nietzsche sono
insofferenti della condizione finita e limitata dell' uomo, come si avverte nella società per il condizionamento
che l' individuo subisce ad opera degli altri individui. Ideali anarchici, che rifiutano il diritto e lo stato,
sono nutriti anche nell' ottocento da spiriti religiosi. Radicalmente antilegalistico è il pensiero di Lamennais,
uno dei più vivaci scrittori cattolici della restaurazione, che da posizioni clericali, passò dopo il 1830 a
professare idee liberali e più tardi democratico-socialistiche, fino ad incorrere nella condanna da parte del
papa Gregorio XVI. Gli ideali socialisti di Lamennais sono tuttavia di carattere misticheggiante. Egli prospetta
una società che realizza la città di Dio, nella quale tutti sono uguali, nessuno domina, perchè la giustizia
sola vi regna insieme con l' amore. In questa società scompare il diritto, che è causa delle discordie tra
gli uomini, chi segue la legge del Cristo non ha bisogno di altre leggi. L' aspirazione ad una società fondata
sull' amore è vivissima nel grande scrittore russo Leone Tolstoj, che nell' ultima parte della sua vita
professò un misticismo che si richiama al cristianesimo primitivo. A fondamento della teoria religioso-sentimentale
del Tolstoj circa la possibilità e quindi la necessità morale di una società retta dall' amore sta la
convinzione che tale fosse la società cristiana originaria, prima che assumesse forma giuridica nella chiesa.
Diversa e più profonda è la raffigurazione che del rapporto fra libertà cristiana e situazione dell' uomo nella
società compie l' altro grande scrittore russo Dostoevskij, nelle celebri pagine del romanzo I fratelli
Karamazov in cui è rappresentato il Cristo a cui il Grande Inquisitore, cioè la chiesa e prima ancora la
società organizzata, rimprovera di avere offerto agli uomini la libertà, dono che gli uomini non
vogliono: perchè gli uomini vogliono non la libertà ma la sicurezza, anche a costo di essere schiavi, e la loro
natura di uomini richiede l' autorità. Benchè nel discorso dell' inquisitore non appaia la parola diritto, il
suo significato è appunto quello dell' inevitabilità del diritto, dell' organizzazione giuridica, nella società
umana.
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