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La giustizia nel pensiero di Rosmini:
Con la trattazione della società civile finisce la Filosofia del diritto del Rosmini, o meglio con quella parte
di tale argomento che riguarda la giustizia in questa società. Il Rosmini riconduce il concetto di giustizia
a Dio. Anche a proposito della polemica sulla codificazione, il Rosmini dà si ragione a Thibaut, ma riprova
energicamente che, come era avvenuto dopo la codificazione francese, la legge dell' uomo tenta di soggiogare
sacrilegamente la legge della natura e di Dio con l' affermare la legge positiva come solo diritto, e vorrebbe
che in fronte al codice fosse scritto che unica legge dello stato, alla quale tutti sono sottomessi, è la
giustizia che viene dichiarata nel Vangelo. Errore è per lui voler dedurre tutte le leggi dalla volontà di
un sovrano, la loro fonte è l' eterna ragione e Dio. Si rivela qui l' esigenza di conciliare razionalismo
e religione. La religiosità del Rosmini gli fa distinguere una giustizia naturale da una giustizia soprannaturale.
Di questa giustizia il Rosmini parla spesso nelle opere ascetiche identificandola con la carità, intesa anche
questa come l' amore soprannaturale che unisce l' uomo a Dio. Nelle opere filosofiche egli distingue i doveri
di carità da quelli di giustizia, che sono i doveri verso gli uomini; qui la parola giustizia viene intesa come
fondamento del jus civile. Del contrasto tra Rosmini mistico e Rosmini filosofo i due diversi piani su cui egli
vede la giustizia sono un documento eloquente. E per verità egli appare assai più coerente nel suo cristianesimo
mistico, ardente di uno slancio perenne di amore verso Dio, che non nell' eclettismo della sua filosofia,
compromesso intellettualistico tra cristianesimo agostiniano e pensiero moderno.
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