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Kirchmann:
Nel 1867 un positivista, proveniente dalla scuola storica del diritto, Kirchmann, pronunciò un celebre discorso,
pubblicato l' anno successivo, il cui titolo è già per sè stesso eloquente, La mancanza di valore della
giurisprudenza come scienza, in cui al lavoro del giurista negava decisamente carattere scientifico. I positivisti
erano convinti che l' unica scienza valida era quella della natura, di una conoscienza oggettiva di una realtà del
tutto indipendente dal pensiero e dall' azione dell' uomo, conoscenza che si attuava nella formulazione di
rapporti costanti tra fatti osservati, ossia di leggi immutabili. Questo compito, cioè comprendere l' oggetto,
scoprirne le leggi, sviluppare fino in fondo i concetti, organizzare il proprio sapere in un sistema semplice,
Kirchmann avrebbe voluto che fosse compiuto dalla giurisprudenza perchè questa potesse meritare il nome di
scienza. Tale compito la giurisprudenza non gli appare in grado di adempierlo, ed egli osserva che mentre le
scienze naturali hanno compiuto scoperte su scoperte, nella giurisprudenza non si è avuto, dal XVI secolo in
poi, vero progresso: e questa inferiorità della giurisprudenza rispetto alle vere scienze ha varie cause. La
prima è la mutevolezza del suo oggetto: mentre i fenomeni della natura sono oggi ancora gli stessi dal tempo
di Plinio, il diritto da allora è cambiato. Un' altra causa è che lo sullo studio del diritto influiscono i
sentimenti personali dello studioso, cosa che impedisce a questo di operare con obiettività. Infine, il diritto
riveste spesso la forma della legge positiva, la quale essendo un prodotto della volontà umana, non può essere
scevra di elementi contingenti ed arbitrari e dipende da circostanze di tempo e di luogo. Questi ed altri
caratteri dello studio del diritto, confrontato con la nobiltà delle scienze della natura, il cui oggetto è
soltanto ciò che è naturale, eterno, necessario, fanno concludere a Kirchmann che la giurisprudenza
non può avere valore scientifico.
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