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Kierkegaard:
Totalmente diversa è la prospettiva filosofica di chi all' ottimismo della filosofia hegeliana reagisce perchè
sente come immediato ed angoscioso problema quello del peccato, dell' imperfezione, della precarietà della
condizione dell' uomo, ma dell' uomo singolo, non soggetto assoluto e reale ma individuo esistente e perciò
finito. Di tale atteggiamento, che con il nome di esistenzialismo avrà grande diffusione nel nostro secolo, è
anticipatore nell' ottocento Kierkegaard, il quale rifiuta il presupposto della dialettica hegeliana, cioè la
razionalità della realtà, e proprio nella sistematicità della filosofia, quella sistematicità che Hegel aveva
perseguito fino all' esasperazione, vede il disconoscimento delle esigenze etiche dell' uomo. Kierkegaard è
radicalmente antisistematico: la filosofia sistematica è fuori della vita; la logica non coglie la realtà, e
l' etica che essa ci dà è un' etica falsa, che nello spiegare razionalmente il mondo e la società, e nell'
attribuire ad essi valore, ignora e misconosce la realtà vera, che è il singolo. Delle tre forme di vita
che secondo Kierkegaard si offrono all' uomo, quella estetica, quella etica e quella religiosa, non solo la
prima, che è la vita di chi cerca unicamente il piacere, ma anche la seconda, rappresentata simbolicamente
dallo stato coniugale e caratterizzata dal lavoro, la vita sociale, sono insufficienti e contraddittorie; come
risultato della vita estetica è la noia, come risultato della vita etica il pentimento, entrambe come del
resto sempre la condizione umana nel mondo, sono dominate dall' angoscia. Tuttavia vi è una fra le opere di
Kierkegaard, Aut-aut, del 1843, che può apparire concedere qualcosa ad una valutazione positiva dell' etica;
ed in Aut-aut vi è un accenno al diritto, compiuto a proposito dell' amicizia. Kierkegaard ricorda la
concezione dell' amicizia di Aristotele, e in essa scorge il punto di partenza di tutta l' etica aristotelica,
su cui si fonda il concetto del diritto. Kierkegaard osserva che la concezione del diritto aristotelica
è più perfetta di quella moderna, perchè quest' ultima fonda il diritto sul dovere, sull' imperativo categorico
ed astratto, Aristotele invece lo fondava sulla socialità. Si tratta di un cenno isolato, ma vale a porre in
luce l' avversione all' universalismo, ed è proprio riconducendo il diritto all' amicizia che si manifesta
il senso della concretezza della persona, dell' individuo, che è al centro della sua filosofia. Nelle opere
posteriori ad Aut-aut ad ogni forma di istituzione sociale è negato valore; anzi le istituzioni sociali, l' etica
e quello che Kierkegaard chiama ordine costituito sono proprio l' ostacolo che il singolo incontra nel suo
sforzo per farsi assoluto, e che deve superare ed infrangere per conseguire questo che è il suo autentico fine.
L' ordine costituito è il razionale; e Dio, l' Assoluto, è oltre la ragione. Per giungere a Dio occorre
affrontare il rischio che l' oltrepassare la ragione e l' ordine costituito comporta, rinunciando alla
sicurezza che essi appaiono offrirci. Vivere nell' ordine costituito significa restare al riparo delle sottane
della madre, o ancora meglio protetti, in quanto ciò permette di calcolare le probabilità e di esimerci
comodamente da ogni sia pur minima decisione per la quale il singolo possa farsi del male. L' ordine
costituito dà insomma quel bene che si vuole vedere nel diritto e che i giuristi chiamano certezza. Ma tale
bene è un bene che vale per il mondo, ed il mondo non ha valore. Nel rapporto con Dio il richiamarsi ad un
ordine costituito, a una legge, è mondanizzare Dio, rendere Dio relativo; mentre nel rapporto con Dio deve
avvenire l' inverso, deve cioè il singolo farsi assoluto, togliendo ogni valore all' ordine costituito. L'
unico valore è in Dio o nell' unione con Dio, e all' unione con Dio l' uomo può giungere solo superando ogni
mediazione razionale e sociale, e perciò rifiutando ogni istituzione, compresa la chiesa.
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