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Diritto e stato nella seconda dottrina della scienza: Il concetto della società come coesistenza di essere liberi espressa,nel Fondamento del diritto naturale, da Fichte in realtà non è coerente con la sua metafisica ,anche se egli si sforza di inquadrarla in essa; giusnaturalistico e kantiano è invece un punto preliminare di essa,quello cioè della distinzione tra diritto e morale.Il concetto di diritto,secondo Fichte,non ha nulla a che fare con la legge morale;il dovere morale è assolutamente antitetico al dovere giuridico.La legge morale ordina il dovere categoricamente;la legge giuridica permette solamente ,ma non comanda mai che si eserciti il proprio diritto, e il diritto spesso permette comportamenti che dalla morale sono proibiti.Inoltre mentre la moralità dell' azione è determinata dalla bontà della volontà,nel campo del diritto la volontà non ha rilevanza;il diritto è fatto valere coattivamente,indipendentemente da una volontà buona.Ma per la dottrina idealistica , che il Fichte stava sviluppando,la distinzione tra diritto e morale non è sostenibile e senza che Fichte lo dichiari e,forse anche senza che egli se ne renda conto,comincia già con lui a delinearsi quella grande difficoltà in cui verrà a trovarsi,a proposito del diritto,l'idealismo:il problema cioè della realtà degli io singoli,tra i quali soli può avere luogo e senso il diritto,una volta che si è posta la premessa che gli io singoli rispetto all'io Trascendentale sono non-io,e quindi non-realtà.Man mano che il pensiero di Fichte si evolve,egli si allontana dalle posizioni del Fondamento e nel clima di reazione all'occupazione della Germania da parte dei francesi,matura quella che viene detta seconda dottrina della scienza, fortemente colorata di romanticismo e storicismo.Fichte abbandona la distinzione tra diritto e morale, giunge al ripudio totale dell'individualismo,del giusnaturalismo e del liberalismo illuministici e kantiani e subordina interamente l'individuo allo stato,e vede in quest'ultimo l'eticità,cioè l'attuazione dell'assoluto valore .Questo è lo spirito dell'opera prediletta da Fichte, Lo stato commerciale chiuso. Viene abbandonata la concezione dello stato come luogo della coesistenza delle libertà dei singoli,ed egli auspica uno stato secondo ragione ,in cui il valore è trasferito dall'individuo allo stato.L'individuo non è più titolare di diritti,che gli spettano per la sua intrinseca essenza ,che lo stato deve solo proteggere:compito dello stato è dare a ciascuno il suo,e questo suo il cittadino non lo possiede prima che lo stato glielo abbia attribuito secondo ragione ,e cioè nella stessa misura in cui lo ha attribuito agli altri.Allo stato spettano funzioni che il giusnaturalismo non avrebbe mai concepito:come organizzare e distribuire il lavoro e regolare i commerci.Lo stato,come nella Repubblica di Platone,è concepito come perfetto,ed assume il carattere di stato etico,fondato sul principio della totale autarchia, economico e chiuso a qualsiasi commercio con l'estero.Il pensiero definitivo di Fichte segna il tramonto del giusnaturalismo. Come Fichte così anche il secondo dei grandi idealisti tedeschi dell'ottocento, Schelling, nella sua filosofia giuridica manifesta dapprima convicimenti individualistici, mentre più tardi giunge ad affermare il valore etico dello stato e la subordinazione ad esso dell'individuo. In uno dei suoi primi scritti, La nuova deduzione del diritto naturale,Schelling poco più che ventenne si pone il problema del principio supremo del diritto per poterne dedurre i diritti originari;e nella ricerca di questo principio muove dall'imperativo morale, che all'uomo è dettato,di divenire un essere in sè,assolutamente libero,autonomo nel senso kantiano, il che equivale semplicemente ad essere.Questa illimitata libertà compete a tutti gli esseri morali, i quali peraltro non hanno ancora tutti pienamente attuato la moralità, e perciò nel loro tendere empirico ad essa contrappongono gli uni agli altri le loro libertà.E' moralmente necessario perciò che l'individualità di ciascuno possa coesistere con quella di tutti gli altri,il volere di uno con il volere di tutti gli altri.L'ispirazione kantiana è evidente.La morale,cioè il comando di esser come essere in sè,si articola in quella che Schelling chiama etica e nel diritto.L'etica si riferisce al rapporto che vi deve essere tra gli esseri morali perchè questi non si ostacolino reciprocamente nel tendere al fine assoluto,ordinando le volontà individuali alla volontà universale ,e si presenta come comando. La proposizione invece che esprime la possibiltà di agire,e che stabilisce ciò che è giusto,ossia moralmente possibile,costituisce il diritto:il diritto è tutto ciò che è in accordo con la volontà universale.L'etica ,che esprime doveri,esige che la volontà individuale non contraddica quella universale ; il diritto,che esprime facoltà,esige che la volontà universale si realizzi in quella individuale.La conclusione della Nuova deduzione resta individualistica ,e dà modo a Schelling di dedurre i diritti innati tradizionali, libertà,uguaglianza,proprietà.Senonchè,pervenuto alla maturità filosofica Schelling passa a tutt'altro atteggiamento.Lo si può osservare già nella sua opera maggiore,il Sistema dell'idealismo trascendentale, nella quale viene esposto il concetto secondo cui lo spirito si pone dapprima come natura,cioè come realtà non cosciente,progressivamente acquista coscienza di sè, facendosi appunto spirito.Questo processo di sviluppo verso un fine supremo è necessario,e nel mondo dello spirito l'individuo è subordinato al tutto. Anche l'organizzazione giuridica della società è visto come un processo di libertà che è insieme necessità universale .Nello stato si attua l'armonia di necessità e di libertà, di individuale e di universale,in quanto tutte le volontà particolari si unificano in uno stesso ordine, che è l'ordine giuridico, determinazione ultima e necessaria della realtà.Quindi è abbandonata la considerazione dell'individuo come valore autonomo e della ragione come coordinatrice della libertà degli individui.Lo stato è il fine in sè,il fine assoluto,e gli individui hanno valore solo in quanto inseriti nell'ordine universale che si realizza nello stato.Schelling è pervenuto all'idea dello stato etico.

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