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Cattolici conservatori: Taparelli, Liberatore, Audisio: Di contro agli scrittori che cooperaravano alla formazione della coscienza civile e politica degli italiani, così da essere compresi fra gli artefici del risorgimento, dobbiamo ricordare altri, che a loro contemporanei, furono avversi al moto di idee risorgimentali. Così fu per alcuni cattolici conservatori ostili al pensiero moderno. Con un' esplicita critica alla filosofia moderna si apre il Saggio teoretico di diritto naturale appoggiato sul fatto del gesuita piemontese Luigi Taparelli. Il diritto è ricondotto dal Taparelli ad un principio assoluto; e, benchè tale principio sia identificato con la razionalità, le conseguenze che da ciò egli trae sono molto diverse da quelle che il Rosmini aveva tratto dal rifiuto, apparentemente analogo, della distinzione tra diritto e morale, per le quali, nonostante il richiamo alla trascendenza veniva riconosciuto al soggetto individuale, alla persona, un valore autonomo non molto lontano, in pratica, da quello che gli era attribuito dal giusnaturalismo laico e liberale. Taparelli riferendosi all' insegnamento di San Tommaso, pone sì come fonte del diritto naturale la ragione; ma precisa che questa non è costitutiva di tale diritto, giacchè l' ordine che essa fa conoscere, e che costituisce il bene, le preesiste. Questa idea dell' ordine metafisico è al centro della dottrina di Taparelli, per il quale la ragione, e quindi il diritto naturale, è un mezzo per il conseguimento di un fine che le è anteriore. Non molto diverse sono le conclusioni di un altro gesuita piemontese, seguace del Taparelli e avversario del Rosmini, Matteo Liberatore, autore di due trattazioni di diritto naturale, il quale muove apparentemente dalla definizione tomistica della legge naturale come partecipazione della legge eterna nella ragione dell' uomo, ma intende la lex eterna non, secondo quanto aveva fatto San Tommaso, come ragione di Dio, bensì come dettame della sapienza e della volontà divina, riconducendola così alla concezione volontaristica. Anche l'opera di Liberatore interessa più che altro come esempio di giusnaturalismo conservatore, anzi reazionario: vi si dichiara, ad esempio, inammissibile l' uguaglianza giuridica e morale dei coniugi, e così pure la sovranità popolare e la divisione dei poteri dello stato; il popolo deve sì essere istruito ma non troppo, perchè non diventi suberbo, indocile, avido di cambiare condizione, insofferente della fatica, turbolento; è necessaria la censura preventiva sulla stampa. Su posizioni analoghe troviamo il canonico piemontese Guglielmo Audisio, che inizia la sua opera sul diritto naturale dicendo che la legge naturale, nella società umana, è la fonte dell' equità, il fondamento della libertà, ma mostra subito dopo di intendere con legge naturale la legge divina, con la conseguenza immediata che uno dei requisiti della validità e dell' equità delle leggi positive è che siano emanate da un superiore al quale il potere di governare e di obbligare sia stato conferito da Dio. Anche Audisio si richiama tomisticamente alla ragione; ma scrive poi che, nello stabilire il criterio della validità delle leggi, non ci si deve riferire alla ragione dell' uomo ma soltanto alla ragione di Dio ed alla sua volontà, che comandano di conservare l' ordine della società e vietano di turbarlo. Le deduzioni da queste premesse, che sostituiscono al giusnaturalismo razionale di San Tommaso quello volontaristico, nel sottinteso che con volontà di Dio si debba intendere la volontà della chiesa, non differiscono dalle conclusioni del Liberatore: lo stato riunisce i difetti di tutte le forme di governo; è da raccomandarsi la censura preventiva; è da negarsi la libertà di culto; e così via. Sono idee che la stessa dottrina cattolica rifiuterà un secolo dopo; e il ricollegamento al diritto naturale mostra come quest' ultimo possa essere messo a fondamento di dottrine giuridiche e politiche tanto liberali quanto reazionarie.

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