|
Bentham: i principi filosofici:
Geremia Bentham,nacque a Londra nel 1748 e qui vi mori nel 1832,egli appartiene
sia alla corrente illuministica settecentesca,sia alla corrente utilitaristica
propria dell'800,che porterà al positivismo della seconda metà del secolo .
Il problema che al Bentham interessa è quello della codificazione ,al quale lo
conduce la sua critica, tipicamente illuministica,del sistema giuridico inglese.
Per Bentham il fine dell'individuo e della comunità è la più grande felicità del
più grande numero di persone,sola misura del diritto e del torto,e la giustizia
viene ad essere considerata come una sorta di personaggio immaginario,inventato
per comodità di discorso,i cui dettami sono i dettami dell'utilità.Questa tesi,
strettamente legata all'empirismo e quindi antichissima ,la si ritrova già presso
Aristotele,appartiene alla tradizione della filosofia morale inglese,ma è frequente
anche nel pensiero illuministico continentale,come nel caso dell'Helvetius e del
Beccaria,la cui opera tradotta da poco in inglese esercitò una grande influenza sul pensiero
giuridico e morale di Bentham.L'empirismo utilitaristico di Bentham fa si che egli
rifiuti il giusnaturalismo,per il suo carattere metafisico ,e ciò lo porta a criticare
la recente dichiarazione francese dei diritti dell'uomo e del cittadino,proprio per
gli elementi giusnaturalistici di essa.Il diritto naturale e i suoi sinonimi,compresa
la giustizia sono considerati da lui mascherature del principio dell'utilità;e lo
stesso concetto di diritto naturale soggettivo,il diritto innato delle dichiarzioni
settecentesche egli lo dice pomposa sciocchezza:dove non vi sono nè leggi nè governo
non vi sono diritti,e parlare di diritti anteriori allo stato è usare una metafora pericolosa.
|